Calcio: il Parma riparte da Nevio Scala

Pochi giorni fa è diventato ufficiale: il Parma riparte dalla Serie D con la denominazione “Parma 1913”. A capo di questa nuova società c’è una cordata di importanti imprenditori locali (tra gli altri, Barilla, Ferrari e Dallara), che, quale uomo simbolo di questa rinascita, ha scelto Nevio Scala, colui che ha reso il Parma uno dei più sorprendenti miracoli sportivi del calcio italiano e che ora torna nelle vesti di Presidente.

Nel 1990 Nevio Scala è un allenatore emergente, come molti altri, ma l’allora Presidente del Parma Ernesto Ceresini sceglie lui per ambire a palcoscenici che fino ad allora sembravano irraggiungibili. E Scala fa subito centro, con la prima storica promozione in serie A. Ma il “miracolo” deve ancora accadere: questa piccola squadra di provincia stupisce tutti, piazzandosi quinta all’esordio in Serie A e vincendo l’anno dopo il primo trofeo della sua storia, la Coppa Italia.

È solo l’inizio del grande Parma degli anni Novanta. Nei sei anni in cui rimarrà sulla panchina ducale, Scala porterà i gialloblu ai vertici del calcio italiano ed europeo, collezionando 1 Coppa Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Europea e 1 Coppa Uefa. Da allora, il Parma è rimasto per almeno un decennio tra le squadre più forti d’Italia.

Ora, nel momento più buio della sua storia, il Parma 1913 (questa la nuova denominazione della società) riparte proprio da lui, Nevio Scala, scelto quale nuovo Presidente del club.

Pochi mesi fa ho avuto il piacere di intervistarlo (l’intervista completa è disponibile sul sito del magazine Il Metropolitano, www.magazinemetropolitano.it) e di chiedergli cosa l’avevo spinto ad abbandonare il calcio (nel 2004 l’ultima sua esperienza da allenatore) e ritirarsi nella sua amata campagna padovana. «Le mie passioni sono sempre state la campagna, i miei cani, il mio trattore – mi aveva risposto – e grazie al calcio ho potuto realizzare il sogno che cullavo sin da bambino: diventare agricoltore e aprire una mia azienda agricola».

Avevo concluso l’intervista chiedendogli come si sarebbe visto nel prossimo futuro, se allenatore o agricoltore… al ruolo di Presidente del Parma non aveva pensato nessuno dei due.

«Gli innamorati compiono azioni col cuore» ha dichiarato Scala recentemente e il cuore lo ha portato, ancora una volta, a Parma.

In bocca al lupo mister. Oops, Presidente!

Cohousing: chi ha voglia di con-vivere?

Mai sentito parlare di cohousing?

Si tratta di un fenomeno nato negli anni Sessanta nei Paesi del Nord Europa, anche come risposta all’individualismo sempre più esasperato che caratterizza la nostra società.

Quante volte ci capita di trovarci in ascensore con un nostro vicino di casa che ci appare più estraneo di quanto non accada con uno qualsiasi dei nostri amici “virtuali” su Facebook, che magari non abbiamo mai incontrato di persona o che non vediamo da più di vent’anni?

Ebbene, il cohousing vuol farci riscoprire quei legami sociali che i nostri nonni e i nostri bisnonni conoscevano e quella dimensione di “buon vicinato”, inteso come sentirsi parte di una comunità, che in larga parte è andata perduta. Come? Condividendo parte della propria vita quotidiana con il prossimo e convivendo in abitazioni in cui coesistono alloggi privati, del tutto indipendenti, e spazi comuni, quali cucina, lavanderia, soggiorno, orti e servizi aperti a tutta la cittadinanza (ad esempio, piccoli asili nido, biblioteche, giardini).

Certo, il cohousing non è per tutti, visto che la convivenza non è semplice neppure tra parenti o innamorati, ed è per questo che una delle sue caratteristiche principali è la “partecipazione”: insieme si scelgono le persone con cui abitare, le regole di convivenza cui attenersi, addirittura le caratteristiche edilizie dell’abitazione.

Un nuovo modo di abitare che si sta diffondendo anche in Italia, soprattutto in certe fasce della popolazione che condividono esigenze e bisogni, presenti e futuri: anziani, giovani, mamme sole…

Se vi ho incuriosito, potete leggere il mio articolo sul sito de Il Metropolitano, www.magazinemetropolitano.it.

(Co)pilota per un giorno!

In vita mia, non ero mai entrato nel cockpit di un vero aereo di linea, essendo, ovviamente, un privilegio riservato a piloti e personale di bordo.

Recentemente, però, ho avuto l’occasione di visitare il Centro di addestramento di Superjet International, società italo-russa che produce aerei di aviazione civile particolarmente diffusi in diversi Paesi del mondo.

Il simulatore che vi è ospitato è il meglio che si possa trovare oggi nel campo della simulazione di volo ed è utilizzato dai piloti per imparare a volare sul Sukhoi Superjet 100 (SSJ100), uno dei modelli di punta di Superjet International.

Qui ho potuto provare la sensazione di essere copilota per un giorno (anche se in realtà mi limitavo a restare seduto accanto al capo istruttori piloti del Training Center, guardandomi intorno probabilmente con sguardo meravigliato).

L’esperienza di volo è stata a dir poco emozionante e del tutto realistica, sembrava davvero di essere all’interno di una cabina di pilotaggio di un aereo di linea.

Se siete curiosi di sapere com’è andata, potete trovare il mio articolo sul sito de Il Metropolitano, il nuovo nome di Reyerzine, il magazine dell’area metropolitana Padova-Treviso-Venezia, www.magazinemetropolitano.it.

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia: un museo dentro al museo

Scala_ovata_PalladioNon mi era mai capitato di visitare un museo… vuoto. E’ successo qualche mese fa, quando sono stato all’inaugurazione delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, divenuto oggi, dopo un restauro durato 8 anni e costato 26 milioni di euro, il più grande museo d’Italia.

L’intervento di restauro, condotto dall’architetto Renata Codello, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia, su progetto di Tobia Scarpa, uno dei più importanti architetti e designer italiani degli ultimi 50 anni, rappresenta in sé una vera e propria opera d’arte. Le aree espositive sono raddoppiate (12.000 mq complessivi), consentendo di riportare alla luce innumerevoli capolavori della pittura veneta, rimasti nascosti per anni nei magazzini del museo e che ora si affiancheranno alle opere di Bellini, Tintoretto, Tiziano e Veronese.

Proprio per permettere a chiunque di ammirare la delicatezza e la straordinarietà delle soluzioni di progetto adottate dall’architetto Scarpa, per alcuni mesi il museo è rimasto aperto al pubblico gratuitamente, senza alcuna opera esposta ma con la presenza di mediatori culturali in grado di illustrare storia e caratteristiche delle Gallerie.

Così, per la prima volta in secoli di storia, chiunque ha potuto passeggiare per la grande corte interna e ammirare la facciata palladiana, il Tablino e la grande scala ovata, definita da Goethe “la più bella scala a chiocciola del mondo”.

Entro fine anno dovrebbero partire i lavori di restauro anche del primo e secondo piano delle Gallerie, negli spazi progettati e allestiti da Carlo Scarpa. Chissà perché non si è deciso di affidare il progetto al figlio Tobia, il cui mirabile lavoro è sotto gli occhi di tutti… Peccato, un’occasione persa.

Per conoscere la storia e i dettagli dell’intervento di restauro delle grandi Gallerie dell’Accademia di Venezia, potete leggere il mio articolo sul sito di Reyerzine.

Alex Zanardi: l’uomo che visse due volte

Qualche tempo fa ho avuto l’opportunità di intervistare Alex Zanardi, un uomo le cui vicende avevo sempre seguito con una certa apprensione prima e con grande curiosità e ammirazione poi.

Alex Zanardi

Alex Zanardi

Pilota di Formula Uno negli anni ’90 con Jordan, Minardi, Lotus e Williams, la sua “America” la trovò proprio negli Stati Uniti, dove vinse due volte il titolo di Formula Cart e divenne uno dei piloti più apprezzati della competizione.

Nel 2001, l’episodio che cambiò per sempre la sua vita: a pochi giri dalla conclusione della prima gara europea della Formula Cart, sul circuito tedesco di Lausitzring, Zanardi perde il controllo della sua Reynard – Honda e finisce di traverso in mezzo alla pista. L’auto di Alex Tagliani, che sopraggiungeva a 300 km/h, non riesce ad evitarlo. L’impatto è terribile, l’auto di Zanardi è tranciata in due e il pilota bolognese, vivo per miracolo, trascorre tre giorni in coma farmacologico. Al risveglio, l’amara scoperta: Alex dovrà trascorrere il resto della propria vita senza entrambe le gambe.
Una condizione che avrebbe potuto abbattere chiunque, ma che per Zanardi si trasforma nell’inizio di una nuova vita.

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Veneto popolo di ciclisti

Fondriest TF2

Fondriest TF2

Che in Veneto ci fossero moltissimi appassionati delle due ruote era cosa nota. Basta guardarsi intorno la domenica mattina quando si vedono intere comitive di ciclisti, più o meno amatoriali, formare stormi di tute, caschi e bici coloratissime, che ti sfrecciano accanto o, se sei alla guida, ti rallentano la corsa.

Per me, vederli è sempre affascinante: mi affascinano i materiali con cui sono costruite le biciclette, leggerissime eppure così robuste e dal design accattivante, e mi affascina la determinazione e la passione che si legge non tanto sui volti quanto nelle gambe dei loro guidatori.

Recentemente ho scoperto che il Veneto e le due ruote hanno una storia antica e un rapporto speciale. Di questo territorio sono alcune delle case produttrici più importanti, Bottecchia e Pinarello solo per fare due esempi, e il Veneto è la seconda regione in Italia per numero di società e di atleti.

Se vuoi conoscere la storia della bicicletta nel Veneto, leggi l’articolo pubblicato sul numero 19 di Reyerzine, consultabile su questo sito nella sezione Archivio Lavori.

Il discorso di un politico responsabile: semplicemente emozionante…

Da noi si parla di legge elettorale, di “rimpasto”, di governo di legislatura… Nella parodia che ne fa Maurizio Crozza, Matteo Renzi, l’uomo “nuovo” della politica italiano, viene definito come un “nientalista” e la satira del comico genovese si fonda sulla capacità tipicamente renziana di “deviare” il dibattito su questioni che paiono lontane dai problemi reali del Paese. Ma questo è il problema atavico della politica italiana.
In Uruguay, invece, c’è un Presidente come José Pepe Mujica, che dona il 90% del suo stipendio ai poveri, che vive in un modesto appartamento e che fa discorsi come questo:


Il discorso di Mujica sembra talmente semplice, quasi banale, eppure comunica valori che oggi non sono banali per nulla. Lo ritengo un discorso davvero responsabile e mi piacerebbe che qualche nostro politico si avvicinasse anche lontanamente a lui, quanto a senso di responsabilità… ma forse è solo un sogno, finché anche noi non prenderemo coscienza che è con le nostre scelte e le nostre decisioni che si può cambiare il futuro. Pensiamoci quando saremo chiamati a votare, sperando che a governare torni davvero un uomo scelto dal popolo e non dalle logiche di partito.

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Calciomercato: le pagelle della serie A

Finito il calciomercato, è tempo di pagelle per le 20 protagoniste della serie A.

Dopo alcuni anni di austerity, finalmente il nostro campionato sembra essere tornato, in parte, attrattivo come alcuni anni fa. Certo sono andate via stelle del calibro di Cavani, Jovetic, Lamela, Osvaldo e Marquinhos, ma gli arrivi di Tevez, Higuain, Mario Gomez e Llorente, solo per citare gli esempi più significativi, fanno ben sperare. Top player che avevano un buon mercato altrove, ma che hanno scelto di giocare in Italia. E’ non è solo questione di soldi, dato che non siamo poi molto più ricchi di un paio di anni fa, ma di prestigio che le nostre squadre hanno riacquistato.

Dopo due mesi intensi tra trattative estenuanti, cessioni dolorose e acquisti sfumati all’ultimo giorno, ecco la griglia di partenza per la Serie A 2013-2014.

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Morto Giulio Andreotti: lo rimpiangeremo ?

Giulio Andreotti

Se ne è andato oggi alla veneranda età di 94 anni Giulio Andreotti, uno dei più importanti (e potenti) uomini politici della storia della Repubblica, sette volte Presidente del Consiglio, leader indiscusso e carismatico della Democrazia Cristiana, nonchè simbolo del modo di fare politica ante Tangentopoli (ma oggi non è poi così cambiato).

La domanda è: lo rimpiangeremo? Diavolo o Santo?

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Milena Gabanelli rinuncia al Quirinale per continuare a fare (bene) la giornalista d’inchiesta

Ancora una volta, giù il cappello di fronte a Milena Gabanelli.
Tali affermazioni, penso, non fanno altro renderla ancora più degna dell’investitura ricevuta. Se in Italia ci fossero più persone (e più giornalisti aggiungerei…) come lei, forse vivremmo in un Paese un pochino migliore…
E credo anche che gli elettori del M5S abbiano dimostrato, scegliendo lei, di non essere poi così sprovveduti come li si dipinge. Forse inesperti politicamente, ma certamente dotati di buonsenso molto più di tanti “politici di professione”.
Se poi la Gabanelli si sarebbe dimostrata un buon Presidente della Repubblica ?
Bè, questo, non lo sapremo mai…

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